VIVI IL NATALE CON NOI
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Siamo prossimi al Natale, e a modo nostro vogliamo riflettere sui grandi valori che il Natale rappresenta per tutti noi. L'Associazione GAIA pubblica ancora una volta delle riflessioni di Don Enrico TORTA,
che in maniera attenta e sobria ci fa scoprire il valore e il significato di questo grande momento. Ecco "TANTI AUGURI SCOMODI", fresco di stampa e pronto per aiutarti ad affrontare insieme a tutti noi le sfide che ci pone oggi il Natale. Ti invitiamo a viverlo con noi, con
Don Enrico Torta anche nel tuo territorio nella tua casa nella tua parrocchia. Don Enrico è disponibile ad incontri, a organizzare insieme all'Associazione Gaia l'attesa del Cristo povero, per tutti gli uomini di buona volontà.
Chiamaci, per ricevere questa bellissima pubblicazione o per organizzare insieme a noi l'evento del Natale
DON ENRICO TORTA VENDE L'AUTO PER PAGARE LO STIPENDIO ALLE MAESTRE DELL'ASILO
AIUTIAMO DON ENRICO TORTA
"Vende l'auto personale per finanziare la scuola della parrocchia. L'iniziativa di don Enrico Torta, parroco di Dese, ha dell'eclatante. Serve a racimolare qualche soldo, ma soprattutto ad
accendere i riflettori su un problema grave e diffuso: la mancanza dei contributi dovuti agli istituti paritari. «Il ritardo sistematico con il quale arrivano ci crea enormi difficoltà - dice il
diretto interessato - Sono indignato, ma non voglio chiudere una struttura in cui, in maniera esemplare, suore e maestre laiche lavorano con tanto impegno da 50 anni». Il parroco ha deciso, così,
di intraprendere una forma di protesta quanto meno singolare: cedere la sua macchina, una Mitsubishi Colt, 1300 a gas, 95 cavalli, del 20007 (prezzo 6200 euro), ripiegando su un’utilitaria di 9
anni più vecchia (2700 euro), per destinare la differenza dei soldi alla scuola. «Lo so, non è molto, ma almeno potrò pagare qualcosa al personale"...
(da il Gazzettino 17.7.011)
Don Enrico Torta stampa una nuova fatica editoriale "LE STAGIONI DELL'ANIMA"
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“E la voce dei miti non è sempre la più mite e, se fanno le barricate,
le loro non sono le prime che cadono”
(don Primo Mazzolari)
DON PRIMO MAZZOLARI
La paura fa anche dire: - Non sono mai contenti i poveri: diamo cinque, ed è come se non glieli avessimo dati: diamo dieci, e il volto non cambia. La ragione c'è, e non vi fa onore. Date cinque, e con la mano tenete il cuore chiuso: date dieci, e il cuore lo tenete ancora più chiuso. Perché teniamo il cuore chiuso con i poveri? Crediamo, forse, che essi abbiano soltanto bisogno di "aumenti"? La povertà non si paga: la povertà si ama.
I poveri sono scomodi, ingombranti, suscitano ripulsione intimidiscono. È facile dire una parola gentile a un uomo della nostra con dizione. Si sa o si può prevedere fino a che punto essa viene compresa. Ma non si sa mai che cosa il povero capisce e che cosa non capisce. È difficile misurare la profondità del suo dolore e la superficialità del suo piacere. Per conoscere veramente i poveri, per parlarne con competenza, bisognerebbe conoscere il mistero di Dio, che li ha chiamati "beati" riservando loro il suo regno.
Erode ha paura di Gesù che ha per palazzo una stalla e per culla una greppia. Bisogna che il povero non sia! E invece il povero vien fuori dalla nostra stessa miseria: come Gesù. Il povero è Gesù. Se non ci sono più poveri, non c'è neanche Gesù. Se vedo me stesso non posso non vedere il povero: se vedo Gesù non posso non vedere il povero.
« Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra costituzione. »
Piero Calamandrei, Discorso ai giovani sulla Costituzione.
25 APRILE - la liberazione di Venezia
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UN PROGETTO DI SOLIDARIETA'
ALI' DAGLI OCCHI AZZURRI una profezia di Pasolini
“…Alì dagli Occhi Azzurri uno dei tanti figli di figli, da Algeri, su navi a vela e a remi. Saranno con lui migliaia di uomini coi corpicini e gli occhi di poveri cani dei padri sulle barche varate nei Regni della Fame. Porteranno con sè i bambini, e il pane e il formaggio, nelle carte gialle del Lunedì di Pasqua. Porteranno le nonne e gli asini, sulle triremi rubate ai porti coloniali. Sbarcheranno a Crotone o a Palmi, a milioni, vestiti di stracci asiatici, e di camicie americane. Subito i Calabresi diranno, come da malandrini a malandrini: «Ecco i vecchi fratelli, coi figli e il pane e formaggio!» Da Crotone o Palmi saliranno a Napoli, e da lì a Barcellona, a Salonicco e a Marsiglia, nelle Città della Malavita. Anime e angeli, topi e pidocchi, col germe della Storia Antica voleranno davanti alle willaye. Essi sempre umili Essi sempre deboli essi sempre timidi essi colpevoli essi sempre sudditi essi sempre piccoli, essi che non vollero mai sapere, essi che ebbero occhi solo per implorare, essi che vissero come assassini sotto terra, essi che vissero come banditi in fondo al mare, essi che vissero come pazzi in mezzo al cielo…”
Pier Paolo PASOLINI - 1964
CON L'AFRICA NEGLI OCCHI
"... se mi chiedete fra qualche tempo che cosa accadrà, io dico: può esservi qualche cosa di nuovo. Se fosse possibile dire: saltiamo questo tempo e andiamo
direttamente a questo domani, credo che tutti accetteremmo di farlo, ma cari amici, non è possibile; oggi dobbiamo vivere, oggi è la nostra responsabilità.
Si tratta di essere coraggiosi e fiduciosi al tempo stesso,
si tratta di vivere il tempo che ci è stato dato
con tutte le sue difficoltà."
(Aldo Moro)
2010 ANNO EUROPEO LOTTA ALLA POVERTA'
IL VALORE DELLA DIVERSITA'
GAIA con Oscar PISTORIUS
... se Dio un giorno mi chiedesse: "Oscar, posso ridarti le gambe: le vuoi?" io dovrei rifletterci. Non risponderei subito di si. Perchè in realtà non mi sento affatto fregato dalla vita. se avessi avuto le gambe non sarei diventato l'umo che sono, credo che non avrei avuto questo stimolo a superare me stesso e diventare un atleta. Sarei come un sacco di altri ragazzi, che si impigriscono. Forse non avrei mai scoperto il mio potenziale e avrei avuto una vita più ordinaria".
Oscar Pistorius
VI RINGRAZIAMO
per qualsiasi aiuto o contributo che destinerete alla nostra associazione, con i quali permetterete la continuazione di questo sogno e di questa idea.
Siamo ancora una piccola associazione, ma con le idee chiare, un piccolo gruppo di volontari che, presenti nel territorio autogestiscono momenti di incontro e accoglienza aperto a tutti quanti vivono e soffrono problemi di marginalità e abbandono a causa della propria diversità.
L'Associazione GAIA onlus si sostiene e sopravvive ESCLUSIVAMENTE con:
- Lavoro volontario
- La solidarietà di persone sensibili
- La disponibilità di altre associazioni a progetti comuni.
GAIA onlus non beneficia di nessun Contributo Pubblico per le proprie attività, da parte di Enti Pubblici o Religiosi.
I NOSTRI SPONSOR E SOSTENITORI
- Don Enrico Torta, Presidente dell’Associazione, che ci sostiene nelle attività quotidiane,
- L’Associazione Verdelitorale che con noi condivide questo percorso di vita,
- Il Centro Santa Maria MaterDomini, l’Associazione AltreVie, l’Associazione Un Mondo di Gente, l’Associazione Tra Mar & Laguna e altri, che hanno affidato a noi una parte dei loro progetti grafici, dando a GAIA la possibilità di una vera e reale solidarietà, in una logia di etica e di servizio alla cultura della diversità.
I NOSTRI OBIETTIVI
- Favorire la “contaminazione” sociale attraverso l’incontro tra diversità, culture, generazioni, etnie…che unisce realtà diverse con l’ideale di una comprensione reciproca.
- Promuovere la cultura della solidarietà.
- Promuovere lo sviluppo di una coscienza sociale su tematiche sociali e ambientali.
- Sostenere le persone nell’autopromozione, nella costruzione di percorsi lavorativi e di riinserimento sociale attraverso una rete di associazioni solidali.
I NOSTRI VALORI
- Il rispetto assoluto della dignità e dei diritti fondamentali della persona, a prescindere da ogni diversità.
- La scelta di non “mercificare la solidarietà”, rifiutando il mero assistenzialsimo.
- La libertà di pensiero in un’ottica cristiana e laica.
- La difesa dell’indipendenza lontana da logiche d’appartenenza o di convenienza.
I NOSTRI PROGETTI HANNO I PIEDI PER ARIA, FACCIAMOLI VOLARE
CONTO C.P. 96882279
GLI ULTIMI SARANNO I PRIMI…
« Quel ripetere "gli ultimi saranno i primi" forse non voleva essere una profezia metafisica. Ieri cantavo i vinti, mentre oggi canto i futuri vincitori: quelli che coltivano la propria diversità con dignità e coraggio. I nomadi, per esempio, e tutti quelli che attraversano i disagi dell'emarginazione senza rinunciare ad assomigliare a se stessi. Sono loro, saranno loro, i vincenti. Perché muovono la Storia. I perdenti sono le persone che più mi affascinano. Per me dietro ogni barbone si nasconde un eroe. È la fuga del branco che ci porta a maturare spiritualmente. Così la solitudine diventa una possibilità di riscatto. È forse la vita, più che una corsa verso la morte, è una fuga dalla nascita.
(Fabrizio De André in un'intervista.)
IL MONDO HA BISOGNO DI VOI…
di don Tonino Bello
Il mondo ha bisogno di voi per cambiare, per ribaltare la logica corrente che è logica di violenza, di guerra, di dominio, di sopraffazione. Il mondo ha bisogno di giovani critici.
Vedete! Gesù Cristo ha disarmato per sempre gli eserciti quando ha detto: "Rimetti la spada nel fodero, perché chi di spada ferisce, di spada perisce".
Ma noi cristiani non siamo stati capaci di fare entrare nelle coscienze questo insegnamento di Gesù.
Diventate voi la coscienza critica del mondo. Diventate sovversivi. Non fidatevi dei cristiani "autentici" che non incidono la crosta della civiltà.
Fidatevi dei cristiani "autentici sovversivi" come San Francesco d’Assisi che ai soldati schierati per le crociate sconsigliava di partire.
Il cristiano autentico è sempre un sovversivo; uno che va controcorrente non per posa ma perché sa che il vangelo non è omologabile alla mentalità corrente. E verranno i tempi in cui non ci saranno più né spade e né lance, né Tornado e né aviogetti, né missili e né antimissili. Verranno quei tempi. E non saremo più allucinati da questi spettacoli di morte! Non so se li ricordate, se li avete letti in qualche vostra antologia quei versi di Neruda in cui egli si chiede cosa sia la vita.
Tunnel oscuro – dice – tra due vaghe chiarità o nastro d’argento su due abissi d’oscurità? …Perché la vita non può essere un nastro d’argento tra due vaghe chiarità, tra due splendori?
Non potrebbe essere così la vostra vita?
Vi auguro davvero che voi la vita possiate interpretarla in questo modo bellissimo.
La stampa si occupa di Gaia
IMPOSSIBLE IS NOTHING
Esistono casi in cui, da eventi negativi o da momenti difficili che la vita ti pone davanti, nascono segni di speranza e di solidarietà...
E’ nata “Gaia” una nuova Associazione “onlus” per il litorale di Cavallino Treporti, dal coraggio, dalla tenacia e da un’idea di un ragazzo e con l’aiuto determinante di don Enrico Torta. “Gaia”
si pone come obiettivo quello di promuovere e valorizzare servizi alle persone, alle associazioni e istituzioni, creando progetti e iniziative concrete per elevare la consapevolezza e la
sensibilità verso il sociale, verso il territorio e l’ambiente, verso le persone in difficoltà, verso tutte le diversità. E’ una sfida, un invito a guardare lontano, uno sguardo aperto alla
speranza, lo sguardo di chi non si abbatte, di chi è in ricerca, di chi si sente libero, di chi alle parole contrapone il coraggio del vivere quotidiano. Perché sentiamo di avere in comune una
concezione alta della vita, intesa come possibilità di ordinare l’attività umana al servizio della persona, il desiderio di difendere e promuovere la dignità, di valorizzare l’interdipendenza
solidale delle persone.Ci muove un senso forte di libertà, e di reale servizio all’ambiente che ci circonda, al prossimo alle istituzioni.
L’Associazione Gaia onlus, è una associazione di volontariato, senza scopi di lucro, che si propone di promuovere e valorizzare la conoscenza delle diversità, favorendo ed elaborando
progetti e iniziative di aiuto, sostegno e solidarietà, nella comprensione e difesa delle fragilità e delle diversità sociali. Gaia è un luogo dove, idee ed energie possono contaminarsi
reciprocamente per scoprire la bellezza della complementarietà. Spinti dal bisogno di dare alla vita un valore e una diversa qualità.
Paulo Coelho
"Ci sono cose che vengono poste nella nostra vita per ricondurci al vero cammino della nostra Leggenda Personale. Altre si presentano per darci la possibilità di mettere in pratica quanto abbiamo appreso. E altre ancora sopraggiungono per darci un insegnamento. L'inevitabile sfiora la vita di ogni essere umano su questa terra. Alcuni si sono ripresi, altri hanno ceduto: ma pochi hanno già provato cosa significa provare il coraggio di vivere".
MARCO CALAMAI
L’ALTRO BASKET POSSIBILE
Il Basket del Miracolo
Autismo, sindrome di down, epilessia, psicosi. L'ultima cura? Andare a canestro. Ecco come bambini affetti da gravi patologie ritrovano il sorriso nella scuola fondata e diretta da Marco Calamai. Dodici anni sulle panchine di serie A e poi l'addio a tutto: per un progetto di pallacanestro sperimentale con ragazzi disabili. Marco Calamai racconta, dal punto di vista tecnico e umano, la sua esperienza nel libro “Uno sguardo verso l’alto”.
La diversità è la base su cui si costruisce la vera uguaglianza.
“Think Different “
pensa in maniera differente
Amicizia, Sport e Solidarietà sono gli ingredienti fondamentali di un linguaggio universale che unisce la gente di ogni età e luogo. E’ così che si cambia il mondo: realizzando una società dell'accettazione e dell'inclusione... tutto ciò con grande gioia ed entusiasmo!
"Elimina gli atteggiamenti pietistici nei confronti delle persone con disabilità intellettiva o altro, osserva, AMMIRA le capacità (sportive e non) che possiedono. Diventa FAN... che è diverso dall'essere un semplice spettatore!" Fai quello che ti è possibile per migliorare il mondo!
SOLO CHI LOTTA PER SUPERARE I PROPRI LIMITI PUO' INDICARCI COME CAMBIARE IL MONDO
PAOLO CREPET
NON BUTTARTI VIA, IMPARA A DANNARTI SENZA PERDERTI
"Forse l'hai già capito: non è facile crescere, ancor meno diventare adulti.Essere grandi significa avere più libertà, più mezzi economici, ma anche molte più responsabilità.Il tuo compito, la tua meta in fondo al viaggio, è diventare migliore dei tuoi genitori.Alza la fronte. Non farti imbrogliare da chi vorrebbe comprare il tuo consenso con denaro o adulazioni, non ti far bastare ciò che sono disposti a darti.
Il tempo ti dirà che le idee sono tanto più preziose quanto più sono diverse.Alza la fronte e non porre limiti alla tua ambizione: essi sono fatti per essere superati attraverso passione e capacità. Non è vero che nella vita bisogna accettarsi, piuttosto è fondamentale sapere che ti puoi migliorare, qualsiasi sia la stagione che stai attraversando.
Sforzati di trovare il coraggio per dare spazio alla tua creatività, confida nel tuo talento cercandolo ogni giorno e ogni notte dentro di te.Raschia il barile delle tue capacità, scopri ogni cunicolo della tua anima ma non donarla mai tutta, riservane sempre una briciola per ogni tua prossima passione.
L'esistenza non è una corsa di cento metri, ma una maratona meravigliosa e per arrivare alla fine occorre merito, non furbizia; voglia di essere disponibili a meravigliarsi, non infruttuose ricette alchemiche: "un uomo libero agisce sempre in buona fede e non ricorre all'astuzia", diceva Spinoza.
Non dare retta a chi ti indica le scorciatoie, prova ad osare strade difficili, evita tutto ciò che è comodo e diffida di chi te lo propone. Fa' crescere dentro di te rabbia e sete per l'inquietudine.Non buttarti via, impara a dannarti senza perderti.Alza la fronte e tieni dritta la schiena: nemmeno gli anni la curveranno, soltanto l'ignavia.
Ama la tua libertà e difendila da tutto e da tutti; adora la tua autonomia, riparala dal canto delle sirene ricattatrici: le dipendenze non fanno crescere, aiutano soltanto a smarrire il senso del viaggio.Non farti atterrire dall'urto delle tue emozioni, contamina con l'eco di quel rombo magnifico chi, accanto a te, ha abbassato lo sguardo.Impara che hai diritto a pensare che nella vita si possa e si debba tentare e sbagliare, e che nessuno ti deve poter giudicare per gli errori che commetterai, ma semmai per le omissioni che ammetterai a te stesso.
La riga la si tira alla fine, non certo a vent'anni, e, quando ti verrà di guardare alla vita come ad una straordinaria vallata percorsa, avrai finalmente capito che la sera cui sei giunto conosce segreti che il lontano mattino nemmeno poteva immaginare; ma dovrai anche sapere che ciò che di buono è stato l'ha costruito la tua anima, così come anche ciò che le tue forze non sono state capaci di compiere."
PER UN’ETICA DELL’UTOPIA
di ALEX ZANOTELLI
Credo che il problema centrale della nostra societa' sia il problema etico. Il cuore della nostra crisi e' la mancanza di un’etica sia personale che sociale.
In chiave personale due importanti fattori che hanno giocato un grande ruolo sono: l’egoismo come motore della nostra societa' e la mercificazione degli esseri umani.
La prima e' stata ben analizzata dal grande pensatore e psicanalista Erich Fromm. e' lui che ha definito le societa' occidentali “necrofile”, cioe' amanti della morte.
Fromm afferma che la vita in Occidente e' un grande atto di egoismo. Non facciamo altro che guardarci l’ombelico!
Fromm ritiene che la vita e' bella quando la si dona, quando la si da'. Fromm mette alla base di una sana psicologia il detto di Gesu': “Fratello/sorella, se la tua vita la tieni per te, sei
morto! Ma se sei capace di darla, di donarla, sei vivo! (Marco 8, 35)”.
Si e' vivi, gioiosi, felici quando si da' o si dona; si e' tristi e infelici quando ci si rinchiude in se' stessi.
Il gesuita americano padre John Kavanaugh nel suo libro Cristiani in una societa' consumistica, radicalizza l’analisi di Fromm: “La costrizione al consumo e' diventata per noi tanto profonda
quanto il bisogno di sopravvivere, perche' il modello consumistico rivela che il nostro stesso essere e scopo sono calcolabili unicamente in termini di cio' che possediamo, sono misurabili
soltanto secondo quanto abbiamo e prendiamo.
Noi siamo solo finche' possediamo. Siamo cio' che possediamo, prodotti dai nostri prodotti. Rifatti a immagine e somiglianza della nostra stessa merce. Ci riveliamo essere beni di consumo.
L’idolatria esige da noi il suo pieno prezzo, siamo derubati della nostra stessa umanita'”.
E' l’idolatria il nostro vero problema: noi adoriamo un idolo di morte. E noi diventiamo a immagine degli idoli che adoriamo, diventiamo cose, anzi tubi digerenti. e' cosi' che si crea ’O
Sistema.
In chiave sociale la mancanza di etica e di morale diventa ancora piu' evidente. Lo afferma con forza l’Alleanza Mondiale delle Chiese riformate nel suo documento di Accra (Ghana) del 2004: “Si
tratta di un’ideologia che pretende di non avere alternative, che esige un flusso senza fine di sacrifici da parte dei poveri e del creato. Avanza la falsa promessa di essere in grado di salvare
il mondo per mezzo della creazione di ricchezza e di prosperita', pretendendo di avere potere sulla vita ed esigendo una devozione totale, fino ad arrivare all’idolatria”.
Il nostro e' un sistema idolatrico a cui siamo pronti a sacrificare gli esseri umani sia per fame (dieci milioni di morti all’anno), sia per guerra. Siamo oggi disposti a sacrificare anche lo
stesso Pianeta (l’incombente crisi ecologica).
Il nostro e' un sistema di peccato, un sistema immorale che ci sta togliendo perfino l’anima.
Dobbiamo scegliere tra la morte e la vita. E questo vale per credenti e non. Le chiese sono convocate a scegliere tra il Dio della vita e un idolo di morte, come diceva Dietrich Bonhoeffer sotto
il nazismo. Le chiese devono dire da che parte stanno. Si tratta, come diceva questo grande pastore di status confessionis, cioe' di un articolo di fede.
Lo stesso vale per i non credenti: dovranno dire da che parte stanno. Siamo tutti oggi convocati a scegliere tra la vita e la morte. E non e' piu' sufficiente dirlo con le parole, ma con le
scelte quotidiane in campo economico, politico, sociale, familiare. Oggi l’uomo deve fare una scelta epocale.
Finora nella storia vi sono state due grandi correnti: una imperiale e una utopica. Per ottomila anni di storia umana abbiamo conosciuto solo imperi. L’opzione imperiale, che rappresenta la
normalita' delle civilta', ha un unico motto: prima la vittoria, poi la pace. La seconda, quella utopica, ha come motto: prima la giustizia, poi la pace o la pace attraverso la giustizia. Siamo
giunti a un punto della storia umana in cui l’uomo deve decidere quale strada imboccare. Se continuera' sulla strada imperiale, ci attende la morte (morte per fame, guerra e morte del creato).
Sara' capace l’uomo di scegliere la seconda opzione, l’utopia?
Credo abbia ragione padre Ernesto Balducci quando afferma che, come nell’evoluzione umana, l’uomo ha dovuto fare un salto di qualita' per diventare Homo sapiens, oggi deve fare un altro salto di
qualita' per diventare Homo planetarius.
E' questa la scelta utopica, e' questo il mondo altro, l’altro mondo possibile.
Pochi l’hanno capito cosi' bene come David Korten nel suo libro The Great Turning: from Empire to Earth Community.
“Il nostro tempo deve scambiare i dolori dell’Impero con le gioie della comunita' della Terra madre. Ci auguriamo che i nostri posteri potranno guardare a questo periodo storico come al tempo
della grande svolta, quando l’umanita' ha fatto una scelta coraggiosa per dare vita a una nuova era votata a realizzare le piu' alte potenzialita' della natura umana”.
Perche' questo avvenga, ogni uomo e ogni donna dovranno fare un grande salto di qualita' in umanita' e di totale apertura all’altro. Deve nascere l’uomo nuovo. Ma l’uomo nuovo dovra' poi imparare
a tradurre tutta questa ricchezza personale in campo sociale, politico, economico e ambientale. Non possiamo dimenticarci che il personale non e' riconducibile al sociale e il sociale non e'
riconducibile al personale. “Le persone creano le istituzioni, ma sono a loro volta plasmate dalle istituzioni medesime” scrive Walter Wink in Rigenerare i poteri.
Noi facciamo il nostro ingresso in un mondo gia' istituzionalmente organizzato, spesso secondo ingiustizia. “Ritengo che all’inizio furono gli uomini a inventare i confini - scrive il poeta russo
Yevtushenko - ma poi i confini hanno iniziato a fare gli uomini”.
Sapremo noi fare questo passaggio epocale in tempi relativamente brevi e su scala planetaria? Le sfide per le chiese e le religioni sono enormi. Ce la faranno? Ce la faremo?
C’e' bisogno di una vera rivoluzione spirituale e morale. Dobbiamo farcela. E' questione di vita o di morte per tutti.
Diamoci da fare perche' continui a vincere la vita.
Gia' compaiono qua e la' i germogli di un mondo nuovo, di cui le esperienze raccontate in questo libro sono limpidi esempi.










